Da zero a cento. Le auto, quelle che vanno veloci, ci mettono alcuni -pochissimi- secondi per arrivare a 100 Km/h. Il vino invece ha tempi e ritmi diversi. Montalcino, versante nord, in un edificio storico, addirittura risalente alla prima metà del 1200, dedicato allo stoccaggio delle castagne, per la precisione marroni, nasce l’azienda il Marroneto. Il pilota o se preferite il motore di questo bolide di poco meno di 10 ettari che parte piano, ma è andato lontano, tagliando tutti i traguardi più prestigiosi della critica internazionale (ha raggiungendo per ben 3 volte il riconoscimento dei 100/100 Robert Parker), è Alessandro Mori. Uno che non ha ereditato l’azienda dalla famiglia, ma che da solo, in realtà oggi insieme al figlio Iacopo, ha fatto tutto – e di tutto- per far nascere e poi crescere la sua idea di vino. Alessandro ha vestito contemporaneamente ora i panni dell’agronomo (ha iniziato a piantare le prime viti a metà anni ’70), ora del falegname, ora del muratore e persino dell’enologo. Un vigneron per davvero, ma con un’unica idea: realizzare il suo Brunello. Le 4 etichette che oggi compongono la gamma di vini de il Marroneto è realizzata in maniera semplice, utilizzando, come da tradizione da queste parti, esclusivamente botti di grandi dimensioni. Accanto a due Rosso di Montalcino e al Brunello d’annata, qui la punta di diamante è l’etichetta chiamata Madonna delle Grazie (declinata anche in versione riserva). ‘Madonna che vino’ si potrebbe commentare poco tecnicamente, ma in maniera molto aderente alla realtà, specie se pensiamo che questo vino deriva dalla parte più storica del vigneto e viene semplicemente ‘tradotto’ grazie ad una maestria davvero artigianale.